L’Area del Tufo si trova nell’estremità sud-orientale della provincia di Grosseto. Geograficamente l’area è chiusa a nord dalla parte sud-orientale del massiccio del Monte Amiata, a est e a sud è delimitata dal confine con la regione Lazio, mentre a ovest si inoltra nelle Colline dell’Albegna e del Fiora. Come dice il nome stesso, la zona è ricca di rocce tufacee che rendono il paesaggio davvero unico.

Il territorio si caratterizza per i suggestivi insediamenti rupestri, borghi e fortificazioni medievali, sorti nelle vicinanze di importanti centri abitati del periodo etrusco-romano. Le caratteristiche storico-artistiche e paesaggistiche davvero uniche della zona meriterebbero forse qualche riconoscimento da parte dell’Unesco che ancora non c’è stato e che permetterebbe sicuramente una maggiore valorizzazione e una ancor migliore conservazione dei vari luoghi.

 

All’interno di questa zona, anche detta Triangolo del Tufo, merita sicuramente una visita il Parco Archeologico del Tufo che si estende in una vastissima area tra Pitigliano, Sorano e Sovana. Il Parco comprende varie necropoli etrusche sparse nel territorio e collegate tra loro da una suggestiva rete viaria coeva che si sviluppa in trincea tra ripide pareti rocciose di tufo: queste strade vengono denominate Vie Cave o Cavoni.

 

All’interno del Parco Archeologico del Tufo spiccano su tutti, per la loro particolarità, l’Area Archeologica di Sovana e le tombe etrusche scavate nel tufo nei pressi di Sorano.

 

Le Vie Cave, denominate anche Cavoni, costituiscono una suggestiva rete viaria di epoca etrusca che collega vari insediamenti e necropoli nell’area compresa tra Pitigliano, Sorano e Sovana, sviluppandosi prevalentemente in trincea tra ripide pareti rocciose di tufo, a tratti alte oltre i venti metri: queste caratteristiche costituivano anche un efficace sistema di difesa contro possibili invasori.

 

In epoca romana, le Vie Cave entrarono a far parte di un sistema viario che si connetteva al tronco principale della via Clodia, antica strada di collegamento tra Roma e Saturnia, attraverso la città di Tuscania, che si diramava dalla via Cassia in territorio laziale.

 

L’Area Archeologica di Sovana si trova a ovest dell’abitato, lungo la strada che conduce a San Martino sul Fiora, ed è raggiunta anch’essa dalle spettacolari Vie Cave che la collegano alle altre necropoli della zona, nel suggestivo scenario del Parco Archeologico del Tufo.

 

Lungo la strada che conduce dall’abitato di Sovana a San Martino sul Fiora, è possibile raggiungere i ruderi di un Oratorio Rupestre dalle origini storiche incerte che si presenta scavato nel tufo con una grande croce graffita sul soffitto.

 

Sovana, oltre ad aver fornito testimonianze eneolitiche, si sviluppò principalmente in epoca etrusca; le tombe monumentali presenti nella zona sono un centinaio. Notevoli esempi sono la Tomba della Sirena, la Tomba del Tifone sul Poggio Stanziale, la Grotta Pala e, soprattutto, la monumentale Tomba Ildebranda sul Poggio Felceto.

 

Molto suggestivo anche l’insediamento rupestre di Vitozza, sicuramente il più vasto e più importante dell’Italia centrale, secondo soltanto ai Sassi di Matera. Oltre duecento grotte erano adibite ad abitazioni fin dall’epoca medievale, alcune delle quali erano ancora popolate nel Settecento quando i Lorena effettuarono il censimento degli abitanti della zona.

 

Le grotte adibite ad usi abitativi si estendono lungo i sentieri che attraversano il bosco che domina l’alta valle del fiume Lente, fino alla sua sorgente; alcune risultano piuttosto ravvicinate tra loro, mentre altre tendono ad essere più isolate.

 

In base alla loro tipologia, le grotte possono essere infatti classificate in quattro diverse tipologie di riferimento. Giungendo da San Quirico, si incontrano per un lungo tratto del sentiero tre varianti diverse di grotte.

 

Un primo gruppo è caratterizzato da grotte con aperture rettangolari che spesso sono disposte su più livelli collegati tra loro da scalette e passaggi, con le abitazioni collocate ai livelli superiori e i ricoveri degli animali a quelli inferiori.

 

Un secondo gruppo di grotte presenta piante rettangolari con strutture destinate ad ospitare gli animali.

 

Una terza tipologia di grotte era adibita ad usi misti: esse si caratterizzano per un’apertura ad arco, una pianta culminante con un settore a forma circolare e maggiori rifiniture. La parte a forma circolare, ad uso animale, era munita di mangiatoia; gli altri ambienti erano probabilmente adibiti ad abitazione.

 

Nella parte nord-occidentale di Vitozza, si trova invece un raggruppamento di alcune decine di grotte, denominate colombari, in base all’uso a cui erano destinate. Queste furono realizzate quasi certamente in epoca romana e rimasero attive anche durante tutto il Medioevo, con lo scopo di essere sfruttate per l’allevamento dei piccioni, pratica molto diffusa nel territorio di Sorano.